Che cos’è l’ansia?
L’ansia è una delle esperienze umane più comuni e, per certi versi, più fraintese. L’ansia è un’emozione ed è la risposta naturale del corpo allo stress o a una percezione di minaccia futura. Si tratta di un meccanismo di sopravvivenza ereditato dai nostri antenati, essenziale per tenerci al sicuro.
Spesso l’ansia viene confusa con la paura, ma si tratta di due emozioni diverse: la paura è una risposta emotiva ad un pericolo immediato e identificabile nel presente(es. vedere un orso durante una passeggiata nel bosco); l’ansia è la preoccupazione o l’anticipazione di una minaccia futura, spesso vaga e ipotetica e si focalizza sul futuro (es. preoccuparsi per un esame fra una mese).
Quando viene percepita una minaccia, il nostro cervello attiva l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA) e inonda il corpo di ormoni dello stress come cortisolo e adrenalina e innescando la reazione di lotta o fuga.
L’ansia si manifesta attraverso tre canali interconnessi:
Componente fisiologica
In seguito all’attivazone del sistema nervoso simpatico, si attivano i sintomi fisici quali:
- aumento della frequenza cardiaca e del respiro (tachicardia e iperventilazione)
- tensione muscolare
- sudorazione (soprattutto di mani e piedi)
- nausea o sensazione di nodo allo stomaco
Componente cognitiva
I pensieri sono caratterizzati da un circolo vizioso di preoccupazioni:
- pensieri catastrofici (anticipare sempre il peggio)
- preoccupazione eccessiva e difficilmente controllabile
- difficoltà di concentrazione
Componente comportamentale
Spesso si mettono in atto azioni specifiche per cercare di gestire o evitare l’ansia:
- evitamento: si evitano luoghi, persone o situazioni che possono scatenare l’ansia
- ricerca di rassicurazione: chiedere continuamente agli altri se va tutto bene (es. cheidere “mi vuoi bene?” ad un amico) o ricercare spasmodicamente informazioni (es. cercare malattie associate ai sintomi su internet)
- irrequietezza: non riuscire a stare fermi
L’ansia in sè per sè è uno strumento utile per il raggiungimento dei propri obiettivi.
Per esempio se si deve studiare per un esame, un po’ d’ansia aiuta a motivarsi e a prepararsi nelle settimane precedenti.
L’ansia diventa un problema nel momento in cui è
- eccessiva e persistente: la preoccupazione non è proporzionata alla situazione e non diminuisce anche in seguito a rassicurazioni
- incontrollabile: la persona sente di non poter gestire la propria attivazione emotiva
- disfunzionale: l’ansia interferisce significativamente e impedisce un normale svolgimento della vita quotidiana nelle relazioni, nel lavoro, nel sonno.
Quando è presente un disturbo d’ansia, l’amigdala (la nostra “centralina delle emozioni”) è in constante stato di iper-allerta e si attiva anche in presenza di stimoli e situazioni non minacciosi.
Guarire da un disturbo d’ansia non significa eliminarla, ma imparare a riconoscerla, gestirla e modularla:
- riconoscere che l’ansia è un’emozione e non un fatto. I pensieri ansiosi spesso sono distorsioni cognitive (es. “se non prendo l’aereo, sicuramente cadrà e morirò”)
- gestire i sintomi fisici dell’ansia attraverso esercizi di respirazione e di grounding è il modo più rapido di attivare il sistema parasimpatico e comunicare al proprio sistema nervoso che si è al sicuro
- accettare che l’ansia c’è ed è momentanea invece di pretendere di “spegnerla”
